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Settori produttivi | Olivicoltura

Olivicoltura

Il settore che avanza

La situazione del comparto olivicolo per quanto riguarda la provincia di Imperia, risulta ovviamente influenzata dalla crisi generalizzata che l’Europa sta vivendo, anche se, parrebbe meno problematica rispetto al resto delle produzioni che compongono il settore agricolo.

E’ pur vero che le vendite di olio locale (dop o taggiasco) all’ingrosso sono al palo, ma l’ottima stagione produttiva (quantitativa e qualitativa), ha permesso un buon approvvigionamento di olive per la salamoia e le ditte hanno prospettive aperte per il posizionamento futuro (nei prossimi 2 anni) sul mercato.

Infatti il “trend” degli ultimi anni indica la taggiasca in salamoia e sue derivazioni (pate’, snocciolate sott’olio) come un prodotto in ascesa, particolarmente apprezzato sui mercati esteri verso cui aziende anche di dimensioni modeste, si sono rivolte.

In questa situazione tutto sommato accettabile per il comparto, la Cia provinciale ha cercato di interagire sia sul piano della formazione degli operatori (agronomica tramite il progetto dell’Associazione Ligure Olivicoltori, di valutazione organolettica con l’impegno assiduo di OAL), ma anche economica col rilancio del frantoio cooperativo di Dolcedo che ha iniziato quest’anno ad attivare la fase di commercializzazione delle olive per la salamoia. Anche nella semplificazione del Piano di Controllo della DOP la Cia ha influito fortemente, proponendo ed ottenendo la riduzione degli adempimenti e l’eliminazione dei doppioni.

Purtroppo si sono anche innestate alcune variabili essenzialmente negative che rischiano di vanificare la “tenuta commerciale” indicata in precedenza.

  1. Stiamo parlando dell’applicazione per il sesto anno del Patto di Filiera per la commercializzazione di olive od olio destinabili alla DOP Riviera Ligure: ai positivi riscontri sui prezzi fissati a riferimento, stavolta anche per l’olio e non solo per le olive, si e’ assistito ad un ritorno alla contrattazione annuale (con rappresentanti Cia in CdA si era giunti alla fissazione di prezzi biennali) ed irrigidimento dei legami fra produttore olivicolo e frantoiano acquirente con la stipula dei “contratti di fornitura” entro il 30 settembre che di fatto obbligano l’olivicoltore a vendere la produzione annuale allo stesso acquirente, pena decurtazione sul prezzo, anche in caso questi non rispettasse il patto sottoscritto, condizione capestro resa più cogente dall’annata di carica che ha effettivamente reso ancora più complicato cambiare compratore in corso di campagna;
  2. La chiusura del settimo ed ultimo anno di programmazione del PSR 2007-2013, con un contemporaneo blackout dei dati di spesa e quindi di eventuali disponibilità residue da utilizzare nella fase attuale di transizione al nuovo PSR 2014-2020, ha di fatto “congelato” per 2 anni il ricambio generazionale e l’investimento nel comparto agricolo, con evidenti ripercussioni anche in olivicoltura ove si stava assistendo ad un aumento della dimensione aziendale con accorpamenti ed acquisizioni di terreni coltivati quando non recupero di territori abbandonati;
  3. Il carico burocratico inutile che accresce il proprio peso sulle aziende olivicole sta letteralmente sommergendo le piccole realtà impedendo di fatto quella naturale evoluzione verso forme aziendali più strutturate e stabili che garantiscono il naturale turn-over anche fra le imprese.

Da questo punto di vista, pur se da anni la parola d’ordine e’ sburocratizzare, in mancanza di una direttiva unitaria ed obbligatoria, ogni Amministrazione dello Stato (e purtroppo anche l’UE si aggiunge), ritiene che siano Altri a doversi attivare in tal senso. Se non si STOPPERA’ la produzione di norme obbligando per esempio l’Amministrazione emittente ad abrogare un provvedimento di pari livello per emetterne uno nuovo, SENZA ALCUNA DEROGA, non si può prevedere un futuro roseo per questo Paese.

Nasce con questi presupposti il nuovo registro telematico per gli oli che equipara per adempimenti l’agricoltore che vende 6 q.li d’olio extravergine d’oliva alla Unilever per far si che NULLA SFUGGA AL CONTROLLO DELLO STATO. (Con questo sistema si e’ riusciti a far naufragare e di fatto FALLIRE la giustizia italiana). Invece si sparpagliano i pochi uomini degli organi di controllo a verificare la rispondenza fra il registro telematico della signora Maria ed il suo SILOS da 6 q.li, dimezzando di fatto i controlli alle multinazionali che possono spostare sullo scacchiere mediterraneo NAVI d’OLIO (migliaia di tonnellate) senza che nessuno sappia nulla. Questa e’ prima di tutto una questione di GIUSTIZIA, prima ancora che di efficacia del sistema di controllo e deve vedere impegnati TUTTI i livelli della Confederazione. Non possiamo VERGOGNARCI di rappresentare le imprese che subiscono queste angherie, per la paura di essere indicati come coloro che vogliono favorire le frodi allentando i controlli: SIAMO NOI QUELLI CHE CHIEDONO controlli reali e MENO CARTE “PERFETTE, MA FALSE”. Ne abbiamo piene le balle di vedere TRACCIABILITA’ PERFETTE SULLA CARTA, ma FALSE nella sostanza, e guarda caso escono sempre dal mondo dell’industria. E non e’ costringendo la signora Maria a fare il registro telematico che le migliaia di tonnellate d’olio che ogni giorno attracca alle nostre banchine ILLEGALMENTE uscirà fuori, anzi.

Aggiungiamo alla partita un “attacco” alla filosofia della diversificazione produttiva che fa riconoscere il Bel Paese (non il formaggio, ma l’Italia) nel mondo per la miriade di prodotti alimentari tipici (non per niente Slow Food e’ nata dove è nata), filosofia che e’ la base su cui si fondano le DOP. Visto che le Dop non hanno “sfondato”, senza eliminare i motivi che le hanno rallentate nel loro sviluppo, andiamo a massificare le produzioni olivicole sotto un marchio di Alta Qualità, esclusivamente funzionale all’industria (a proposito, saranno volate mazzette per arrivare a richieste del genere dal mondo olivicolo?) e, una volta lanciato, alimentabile con importazioni spagnole o greche, ancora una volta a scapito delle produzioni italiane.

Sia per i registri che per l’alta qualità, dobbiamo purtroppo segnalare atteggiamenti di plauso alla loro applicazione da parte di altre Confederazioni agricole sia a livello nazionale che locale e qui francamente non so capire se siamo in presenza di sprovveduti o di dirigenti che pensano agli incassi per la compilazione da parte dei loro uffici.

 

Purtroppo un ulteriore fattore negativo si e’ aggiunto in questi giorni ad aggravare la situazione e mi riferisco al maltempo con conseguente instabilità del territorio. Interi versanti collinari e quindi interi aerali olivicoli, sono tutt’ora irraggiungibili, in molti casi non per il semplice smottamento di un muro o un po’ di terra, ma per il totale distacco e conseguente smottamento a valle dell’intera sede stradale. In questi casi il ripristino della normale viabilità interpoderale non sarà possibile con la sola “forza” dei produttori agricoli. Occorrerà considerare se il mantenimento di un tessuto economico non “meriti” un intervento dei fondi della protezione civile per far riprendere nella maniera più veloce possibile le attività lavorative. In questo senso l’appello deve andare ai Comuni ed alla Regione perche’ ormai la viabilità interpoderale e’ l’unico vero sistema di gestione del territorio permettendo interventi a terra per il contrasto degli incendi (prima o poi arriveranno anche questi) e, perché no, anche la fruibilità per tutti dei paesaggi liguri, con evidenti ricadute sul sistema turistico.